Sotto la pioggia, davanti ai cancelli di uno dei più grandi hub logistici del territorio, si è consumata una giornata che dice molto dello stato del lavoro negli appalti, che ha avuto risonanza anche in ambito nazionale. Le lavoratrici e i lavoratori della sicurezza impiegati nello stabilimento Amazon di Castelsangiovanni hanno incrociato le braccia il 28 gennaio 2026 e dato vita a un presidio contro la decisione di Sicuritalia – che ha in appalto la sicurezza e i controlli – di dichiarare esuberi. Una scelta definita dai sindacati Filcams e Filt Cgil “unilaterale, opaca e priva di basi oggettive”.

La mobilitazione è maturata a partire da domenica mattina, quando l’assemblea sindacale ha deciso collettivamente di aprire lo stato di agitazione, culminato oggi con il primo sciopero. In gioco non ci sono solo 14 posti di lavoro dichiarati in esubero, ma un intero modello organizzativo che, ancora una volta, rischia di scaricare sui lavoratori il costo delle scelte aziendali.
Secondo la Filcams Cgil di Piacenza, che ha promosso l’iniziativa insieme agli addetti dell’appalto, gli esuberi annunciati da Sicuritalia non sono mai stati supportati da dati verificabili.
“Nonostante le ripetute richieste – spiegano i funzionari Marco Pascai ed Ettore Sola – non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale né elementi oggettivi che giustifichino questa decisione. Per noi questi esuberi sono, di fatto, inesistenti”.
Il presidio, mantenuto nonostante il maltempo, ha avuto anche un forte valore simbolico. “Qui non si parla solo di numeri – sottolinea la Filcams – ma di persone. Il lavoro a cottimo è vietato e le persone non sono pacchi: non si possono spostare o richiamare a seconda delle esigenze produttive”. Un riferimento esplicito al contesto Amazon, dove tempi, carichi e ritmi sono da anni al centro del dibattito sindacale.
A rendere la situazione ancora più critica è il fatto che, in caso di conferma degli esuberi, non si parlerebbe di licenziamenti ma di una soluzione considerata persino più penalizzante: allontanamento dal sito Amazon, trasferimenti verso appalti non definiti, perdita delle condizioni economiche migliorative conquistate con precedenti accordi e costi di trasferta interamente a carico dei lavoratori.
Accanto alla Filcams, è intervenuta con una presa di posizione netta anche la Filt Cgil di Piacenza, che rappresenta i lavoratori della logistica e dei trasporti.
“Parliamo di 84 addetti alla vigilanza – ricorda il sindacato – impegnati ogni giorno a garantire la sicurezza in uno dei poli logistici più importanti del territorio. La dichiarazione di esuberi, annunciata senza trasparenza, è un fatto grave”.
La Filt richiama direttamente in causa anche la committenza. Amazon, sottolinea il sindacato, non può considerarsi estranea a quanto sta accadendo: eventuali sostituzioni dei lavoratori in sciopero con personale esterno o spostato da altri appalti rischierebbero di svuotare di senso il diritto di sciopero, oltre a rappresentare un’azione unilaterale inaccettabile.






Un tema, quello delle sostituzioni, che alimenta ulteriori interrogativi. Se davvero esistono esuberi, si chiedono i sindacati, perché ricorrere a personale esterno già prima dell’avvio effettivo dello sciopero?
È atteso per venerdì un possibile incontro con la direzione aziendale, ma le organizzazioni sindacali mettono subito alcuni paletti: prima di qualsiasi confronto servono garanzie su occupazione, rispetto degli accordi esistenti e un miglioramento reale delle condizioni di lavoro.
La vertenza di Castelsangiovanni si inserisce così in un quadro più ampio, che riguarda il sistema degli appalti nella logistica e nei servizi: un sistema che continua a frammentare il lavoro e a rendere più fragile chi lo svolge. “Ancora una volta – conclude la Filt Cgil – i costi delle scelte aziendali vengono scaricati sui lavoratori. È qui che serve un cambio di passo”.
La mobilitazione prosegue. E davanti ai cancelli di Amazon, sotto la pioggia, resta un messaggio semplice e potente: il lavoro non è una merce.



















