Home / Numeri / Economia e Lavoro a Piacenza, ecco i dati dell’Osservatorio Ires. “Cresce occupazione, ma i salari non tengono il passo”

Economia e Lavoro a Piacenza, ecco i dati dell’Osservatorio Ires. “Cresce occupazione, ma i salari non tengono il passo”

Il 16° Osservatorio Ires Cgil fotografa una provincia che lavora di più, ma fatica a stare in piedi

La fotografia scattata dal 16° Osservatorio su Economia e Lavoro in provincia di Piacenza, realizzato da Ires Emilia-Romagna per conto della Camera del Lavoro, restituisce un quadro fatto di luci e ombre.
Il report, curato dalla ricercatrice Daniela Freddi e presentato insieme al segretario generale Ivo Bussacchini, mette in evidenza una ripresa dell’occupazione che però non si traduce in un miglioramento reale delle condizioni di vita.
A coordinare la presentazione è stato il giornalista Mattia Motta.

La presentazione dell’Osservatorio Economia e Lavoro a Piacenza con il segretario generale Cgil, Ivo Bussacchini; la ricercatrice Daniela Freddi (in collegamento) e il giornalista Mattia Motta

Il punto di fondo è chiaro: Piacenza lavora, ma guadagna poco. E questa contraddizione rischia di diventare strutturale. Qui tutti i dati del 16esimo Osservatorio Economia e Lavoro in Provincia di Piacenza.

Qui di seguito la presentazione video integrale dell’Osservatorio

https://fb.watch/F07yIggaNu

1. Una demografia che regge solo grazie ai flussi migratori

Al 1° gennaio 2025 la popolazione residente in provincia di Piacenza è pari a 288.187 abitanti, in lieve aumento rispetto all’anno precedente (+0,3%). Un dato che però va letto con attenzione: nel lungo periodo la crescita è fragile e disomogenea.

Il saldo naturale resta fortemente negativo, con nascite in calo (-5,6%) e decessi stabilmente superiori. A tenere in piedi i numeri complessivi è soprattutto il saldo migratorio, in particolare quello estero, che nel 2024 compensa la perdita demografica interna.
La popolazione invecchia, cresce la fascia tra i 50 e i 69 anni e aumentano anche i “grandi anziani”, mentre le classi centrali (30-49 anni) si assottigliano. È una dinamica che pone interrogativi seri sulla tenuta futura del mercato del lavoro e dei servizi sociali.

2. Ambiente e territorio: peggiora l’aria, il clima cambia

Sul fronte ambientale il report segnala un’inversione di tendenza preoccupante. Dopo anni di graduale miglioramento, nel 2024 la concentrazione media di PM10 torna a crescere in quasi tutte le centraline della provincia.

Anche il quadro climatico conferma un’anomalia ormai strutturale: temperature medie più alte rispetto alla media storica e un aumento delle precipitazioni rispetto al 2023. Il cambiamento climatico non è più un dato astratto, ma una variabile che incide direttamente su agricoltura, salute e qualità della vita.

Criticità emergono anche sul fronte dei rifiuti urbani: Piacenza produce più rifiuti della media regionale e registra percentuali di raccolta differenziata inferiori. Alcuni comuni superano addirittura la tonnellata pro capite annua, un dato tipico delle località turistiche ma difficilmente giustificabile in un territorio come quello piacentino.

3. Un’economia ferma: crescita minima e segnali di rallentamento

Il cuore del report racconta un’economia sostanzialmente stagnante. Il valore aggiunto provinciale cresce appena dello 0,3% sia nel 2024 che nel 2025, in linea con una regione che fatica a ritrovare slancio.

Dietro il dato medio si nascondono andamenti molto diversi:

  • costruzioni in lieve ripresa dopo la fine della spinta del superbonus;
  • industria ferma, dopo due anni di contrazione;
  • agricoltura fortemente condizionata dalle variabili climatiche;
  • servizi in crescita, ma troppo debole per trainare davvero l’economia.

È una crescita che non genera qualità, né prospettive solide di medio periodo.

4. Export in crescita, ma con poco valore aggiunto

Uno dei paradossi più evidenti riguarda le esportazioni. Nel 2024 Piacenza registra un +5,7%, in netta controtendenza rispetto al dato regionale. Ma la lettura incrociata con il valore aggiunto industriale racconta un’altra storia.

A crescere sono soprattutto settori che producono poco valore sul territorio, come abbigliamento e lavorazioni a basso contenuto tecnologico. Inoltre, già nei primi trimestri del 2025 l’export mostra una brusca frenata, con variazioni negative a due cifre.

Il rischio è quello di un modello produttivo sbilanciato: molto orientato all’estero, ma incapace di redistribuire ricchezza e salari.

5. Lavoro: più occupati, ma non più sicuri

Sul fronte occupazionale il dato, a prima vista, è positivo. Nel 2024 gli occupati aumentano di oltre 4 mila unità (+3,2%), con un forte calo dei disoccupati. La crescita riguarda soprattutto il lavoro dipendente e vede un significativo contributo dell’occupazione femminile.

Ma il report invita a non fermarsi alla superficie. Solo il 52% dei lavoratori dipendenti privati ha un’occupazione davvero stabile e continuativa. La precarietà si manifesta attraverso part-time involontari, discontinuità lavorativa e contratti a termine che restano centrali nel mercato del lavoro piacentino.

Inoltre, i dati più recenti mostrano che la spinta occupazionale del 2024 è già in rallentamento nel corso del 2025, segnalando un possibile cambio di fase.

6. Salari e redditi: il nodo irrisolto

È qui che il quadro diventa più netto. Nel 2024 la retribuzione media annua di un lavoratore dipendente a Piacenza è pari a 25.197 euro, con una giornata media retribuita di meno di 100 euro.

Il divario di genere resta marcato: a parità di giornata lavorata, le donne guadagnano circa 30 euro in meno degli uomini. Ancora più significativo è il confronto tra tipologie di reddito: quello da lavoro dipendente cresce molto meno rispetto ai redditi da lavoro autonomo e da pensione.

In molti comuni della provincia oltre il 40-50% dei contribuenti dichiara meno di 15 mila euro l’anno. È questo il dato che spiega la sensazione diffusa di impoverimento, nonostante l’aumento dell’occupazione OEL .

Conclusione: lavorare non basta più

Il messaggio che emerge dal 16° Osservatorio Ires Cgil è chiaro e politicamente rilevante: la quantità di lavoro non si traduce automaticamente in benessere.
Senza una crescita dei salari, della stabilità e della qualità dell’occupazione, l’economia locale rischia di restare intrappolata in una stagnazione sociale prima ancora che produttiva.

Come ha sottolineato il segretario generale Bussacchini, “se i salari non tengono il passo, l’economia annaspa”. Ed è una lezione che Piacenza, oggi, non può permettersi di ignorare.

Social

Banner CGIL Piacenza

Articoli

Argomenti