LA RICERCA IRES CGIL PRESENTATA A BOLOGNA
Demografia, lavoro e giovani: i nodi strutturali di una provincia che invecchia
Piacenza cresce. Nel 2024 la provincia registra un incremento della popolazione residente pari a +0,3%, uno dei dati più positivi in Emilia-Romagna, in linea con Parma, Reggio Emilia e Bologna. Ma la crescita, se letta in profondità, racconta una storia diversa: Piacenza oggi cresce non perché nascono più bambini, ma perché arrivano nuove persone, soprattutto dall’estero e da altre regioni.
Quanti siamo oggi a Piacenza
Al 1° gennaio 2025:
- la provincia di Piacenza conta circa 287.000 abitanti
- il Comune di Piacenza supera di poco i 103.000 residenti
Numeri sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente, che tengono solo grazie a un saldo migratorio positivo. Il saldo naturale — la differenza tra nati e morti — resta invece fortemente negativo, come nel resto della regione. È un dato chiave: senza migrazioni, Piacenza sarebbe già in declino demografico.

Una crescita che invecchia
Il secondo elemento strutturale riguarda l’età della popolazione. Anche a Piacenza si conferma un processo di invecchiamento rapido e profondo, ben descritto dall’Osservatorio regionale:
- diminuiscono i bambini e gli adolescenti
- si restringono le fasce centrali in età lavorativa (30-49 anni)
- crescono i 60-74enni e soprattutto i grandi anziani over 75
In Emilia-Romagna gli over 75 rappresentano già il 13,4% della popolazione; l’indice di vecchiaia ha raggiunto quota 212 anziani ogni 100 giovani under 15. Piacenza si colloca pienamente dentro questa tendenza, con conseguenze evidenti sul piano dei servizi, della sanità territoriale, dell’assistenza e del lavoro di cura.
Famiglie più piccole, più sole
Un altro dato che interroga il tessuto sociale piacentino riguarda la composizione delle famiglie. Crescono i nuclei unipersonali, che oggi rappresentano oltre il 40% del totale in regione. Un quarto di questi è composto da grandi anziani, spesso soli, con un evidente rischio di fragilità sociale e sanitaria.
È una trasformazione silenziosa ma dirompente, che chiama in causa il welfare locale, l’integrazione socio-sanitaria e le politiche abitative.
Giovani: pochi, precari e in uscita
La condizione giovanile resta il punto più critico. I giovani tra i 15 e i 34 anni sono una quota ridotta della popolazione (20,1% in regione, sotto la media UE) e faticano a costruire percorsi di autonomia.
I dati delle slide OEL 2025 confermano che:
- un giovane su due lavora con contratti precari o temporanei
- il fenomeno dei NEET resta rilevante (11% in Emilia-Romagna)
- permangono forti divari retributivi di genere
- cresce l’emigrazione di giovani qualificati verso l’estero (+21% nel 2024)
Anche a Piacenza il risultato è evidente: molti giovani restano a lungo in famiglia, non per scelta ma per necessità, bloccati da salari bassi, instabilità lavorativa e costi dell’abitare sempre più alti.
Immigrazione: una colonna portante del territorio
Se Piacenza tiene, è grazie all’immigrazione. La provincia è tra quelle con la più alta incidenza di residenti stranieri in Emilia-Romagna: oltre il 15%. Una popolazione mediamente più giovane, stabilizzata, sempre più cittadina italiana a tutti gli effetti.
Non si tratta di una presenza temporanea, ma di una componente strutturale che regge il mercato del lavoro, dalla logistica all’assistenza, dall’industria ai servizi. Ignorarlo — o peggio, criminalizzarlo — significa non capire come funziona oggi Piacenza.
La questione è politica
I dati raccontano una provincia che resiste, ma che rischia di farlo consumando il proprio futuro. Come ha sottolineato la CGIL Emilia-Romagna, senza lavoro di qualità, politiche per la casa, un welfare pubblico solido e investimenti sull’invecchiamento attivo, il declino non sarà solo demografico, ma sociale ed economico.
Per Piacenza la sfida è chiara:
trattenere i giovani, valorizzare chi arriva, garantire diritti e qualità del lavoro.
Senza queste scelte, la crescita resterà un decimale. Con queste scelte, può diventare progetto.


















