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Piacenza, nel 2026 una sede di Forza Nuova in un centro commerciale. «La storia non è un gadget»

C’è qualcosa di straniante nello squarcio spazio-temporale che si è aperto a Piacenza, nel 2026, in un centro commerciale. Una sede di Forza Nuova inaugurata con la passerella di due figure simboliche dell’estrema destra italiana, Roberto Fiore e Castellini.

L’apertura dello spazio riconducibile al movimento fondato da Roberto Fiore ha sollevato una reazione ampia e trasversale nel tessuto associativo e democratico della città. A partire dall’Anpi, dall’Arci, fino a formazioni politiche dell’area progressista, le prese di posizione si sono moltiplicate nelle ore successive all’annuncio dell’inaugurazione.

Il punto non è solo la presenza di una sigla dell’estrema destra radicale. È la memoria che ritorna.

I nomi e le condanne

Roberto Fiore è stato condannato in passato per associazione sovversiva e banda armata. Il suo nome è tornato al centro dell’attenzione nazionale anche per l’assalto alla sede nazionale della Cgil a Roma nell’ottobre 2021, episodio che segnò uno dei momenti più gravi di attacco a un’organizzazione sindacale dalla fine della Seconda guerra mondiale. Con lui, qui, anche Castellini.

La scelta di aprire una sede in un luogo simbolo del consumo quotidiano – un centro commerciale – ha un valore che va oltre la logistica. Normalizzazione, radicamento, mimetizzazione nel tessuto urbano ordinario.

È questo il nodo che inquieta una parte significativa della città.

Il comunicato unitario di Cgil, Cisl e Uil

Dopo giorni di polemiche e prese di posizione, i tre segretari generali territoriali hanno scelto una nota congiunta. Un documento firmato da Ivo Bussacchini (Cgil), Michele Vaghini (Cisl) e Francesco Bighi (Uil).

Nel comunicato unitario, i sindacati piacentini richiamano con fermezza i valori costituzionali e antifascisti su cui si fonda la Repubblica. Senza invocare divieti amministrativi, ma sottolineando una questione politica e culturale: non può essere considerata ordinaria amministrazione l’apertura di uno spazio riconducibile a organizzazioni che si richiamano a ideologie incompatibili con la Carta Costituzionale.

La memoria dell’assalto alla Cgil è ancora viva. E non è solo memoria simbolica: è un fatto giudiziario – che è costato, in primo grado, oltre 8 anni di reclusione a Fiore e Castellini – storico e democratico.

Il comunicato parla di vigilanza democratica, di responsabilità collettiva, di necessità di non banalizzare ciò che la storia italiana ha già conosciuto. Non un appello emotivo, ma un richiamo ai fondamenti costituzionali.

Una città che reagisce

Le prese di posizione di Anpi e Arci non sono state isolate. In molti hanno parlato di provocazione. Altri di legittima agibilità politica. Il confine sta tutto lì: tra libertà formale e sostanza democratica.

Piacenza non è nuova a tensioni simboliche. Ma l’idea di una sede neofascista in un luogo del quotidiano, tra supermercati e bar, crea un cortocircuito visivo e storico. Un cortocircuito che obbliga a fare i conti con una domanda: quanto è fragile la memoria quando diventa abitudine?

Non si tratta di gridare all’emergenza. Si tratta di non rimuovere i precedenti. L’Italia ha una XII disposizione transitoria e finale che vieta la riorganizzazione del partito fascista. La giurisprudenza, negli anni, ha tracciato confini complessi tra espressione politica e apologia.

Ma la storia non è un gadget da scaffale.

Il punto politico

L’inaugurazione di una sede di Forza Nuova a Piacenza non è solo un fatto locale. È un tassello dentro una dinamica più ampia di ritorno, riemersione, normalizzazione di linguaggi e simboli che la Repubblica aveva relegato ai margini.

I sindacati, nel loro comunicato unitario, hanno scelto di non alzare i toni, ma di fissare un punto: la democrazia non è neutra rispetto al fascismo.

E la memoria, se non è esercizio quotidiano, diventa arredo.

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