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Referendum giustizia: QUI TUTTI GLI APPUNTAMENTI “Rischio deriva illiberale non è teorico. Italia verso il modello Ungheria?”

IN FONDO ALLA PAGINA TUTTI GLI EVENTI PER INFORMARSI SUL REFERENDUM

PIACENZA – C’è un dato politico che andrebbe detto senza giri di parole: questo referendum sulla giustizia non nasce da un confronto vero nel Paese e nemmeno da un compromesso parlamentare. È arrivato alle urne con una dinamica di forza. Un testo “chiuso”, scritto e uscito dal gabinetto Meloni e poi sostanzialmente rimasto intatto: il Parlamento non lo ha potuto toccare, non lo ha potuto emendare, non lo ha potuto migliorare. Una scorciatoia che, già da sola, dovrebbe far drizzare le antenne a chiunque abbia a cuore la qualità della democrazia.

Perché quando si mette mano agli equilibri della giustizia – e quindi al rapporto tra poteri dello Stato – non si gioca con uno slogan. Serve prudenza, serve trasparenza, serve la disponibilità a correggere, a limare, a farsi contaminare dal confronto. Qui è accaduto l’opposto: un “pacchetto” consegnato al Paese in forma blindata, senza che il circuito democratico potesse fare ciò che dovrebbe fare sempre: discutere, mediare, trovare punti di equilibrio.

Ed è proprio questo che rende il voto del 22 e 23 marzo qualcosa di più di una scheda da mettere nell’urna. Non è solo un giudizio su un testo. È un giudizio su un metodo e su una direzione di marcia.

Le incognite del “Sì”: quando le riforme istituzionali diventano leve di potere

Chi sostiene il “NO” non lo fa per “difendere lo status quo” o per paura del cambiamento: lo fa perché le conseguenze di un “Sì” aprono più incognite che certezze. Le riforme istituzionali, quando sono scritte in modo rigido e senza spazi di correzione, producono effetti che si misurano negli anni. E spesso – insegna la storia – sono proprio gli effetti indiretti a contare: quelli che non stanno in prima pagina nei volantini, ma che finiscono per spostare gli equilibri reali.

L’Italia non è un Paese qualunque: è attraversata da tensioni sociali, da fragilità economiche, da diseguaglianze territoriali e da una crisi di fiducia nelle istituzioni che dura da decenni. In un contesto così, ogni modifica che indebolisca i contrappesi democratici rischia di diventare benzina su un incendio lento. E una volta che i contrappesi saltano, non si rimettono in piedi con un comunicato stampa.

“Orbanizzare” il Paese: una parola grossa, ma un rischio concreto

C’è poi un elemento politico che in queste settimane è impossibile ignorare: la cultura di governo di chi guida il Paese oggi. Quando, con leggerezza o compiacimento, ci si dichiara amici di Donald Trump e di Viktor Orbán, non si tratta di folklore. Si sta dicendo qualcosa sul modello di democrazia che si ha in testa.

Orbán in Ungheria non ha “abolito” la democrazia in una notte: l’ha svuotata giorno dopo giorno. Ha occupato pezzi di Stato, ha reso più deboli gli argini, ha messo la mano su informazione e istituzioni, ha trasformato il potere in permanenza. È così che si “orbanizza” un Paese: non con un golpe, ma con una somma di riforme e scelte che spostano l’asse, riducono la pluralità, rendono più fragile chi controlla e più forte chi comanda.

Ecco perché, davanti a un referendum che tocca equilibri delicatissimi, la domanda non è astratta: possiamo permetterci di consegnare nuove leve di potere a una destra che guarda con simpatia a quei modelli? La risposta, per chi ha a cuore una democrazia liberale e costituzionale, non può che essere prudente. E la prudenza, in questo caso, è il “NO”.

Il “NO” come scelta di garanzia: Costituzione, diritti, imparzialità

Votare “NO” significa difendere un principio semplice: la giustizia deve essere imparziale e il potere deve essere controllabile. Significa proteggere la Costituzione come architettura di garanzie, non come ostacolo. Significa dire che le riforme si fanno con un metodo democratico, non a colpi di maggioranza e senza possibilità di correzione.

Non è una battaglia “dei magistrati” o “degli addetti ai lavori”. È una scelta che riguarda tutti: perché quando cambia l’equilibrio tra i poteri, cambia il modo in cui i diritti vengono tutelati. E quando i diritti diventano più fragili, chi paga per primo non è chi sta al governo: è chi lavora, chi è precario, chi ha meno strumenti, chi è più esposto.

Gli incontri pubblici: confronto a Piacenza e provincia con civici, magistrati e procuratori

Per questo, nei prossimi giorni, sono in programma incontri pubblici sul territorio piacentino per discutere nel merito del referendum e delle sue implicazioni.

MERCOLEDÌ 4 MARZO – ore 21.00

  • GOSSOLENGO, Ex Biblioteca comunale, via XXV Aprile 4
    Intervengono Christian Fiazza e Luigi Gazzola
  • CASTELVETRO, Sala Locatelli – Biblioteca comunale, p.zza Emilio Biazzi 1
    Intervengono avv. Michela Cucchetti e Nadia Maffini
    Letture a cura del Cantiere Simone Weil

GIOVEDÌ 5 MARZO – ore 21.00

  • SAN NICOLÒ, Centro culturale, via Dante Alighieri 10
    Intervengono avv. Michela Cucchetti e avv. Giuseppe Coiro
    Coordina Pierluigi Petrini

VENERDÌ 6 MARZO – ore 21.00

  • CASTELSANGIOVANNI, Centro culturale, via G. Mazzini 2
    Intervengono Isabella Farini e Matilde Borgia (giudici Tribunale di Piacenza, ANM), avv. Angela Zezza
    Coordina Lorenzo Piva (Libera)
  • BOBBIO, Sala Polivalente, p.zza S. Chiara 1
    Intervengono avv. Michela Cucchetti e dott. Luca Morisi
    Coordina Alessandro Molari

SABATO 7 MARZO – ore 10.30

  • PIACENZA, Serra Palazzo Ghizzoni Nasalli (ingresso via Gregorio X, 9)
    Intervengono Daniela Padoan e Carlo Testini
    Coordina avv. Michela Cucchetti

LUNEDÌ 9 MARZO – ore 17.30

  • PIACENZA, Sala Nelson Mandela, via XXIV Maggio 18
    Intervengono dott. Roberto Fontana (consigliere CSM) e Alessandro Molari
    Introduce Ivo Bussacchini (segretario generale CGIL Piacenza)

MARTEDÌ 10 MARZO – ore 21.00

CORTEMAGGIORE, Sala Biblioteca (via Boni Brighenti, 12)
Intervengono Nadia Maffini (presidente provinciale ANPI Piacenza) e avv. Michela Cucchetti (foro di Piacenza)

MERCOLEDÌ 11 MARZO – ore 21.00

SARMATO, Sala Umberto I
Intervengono avv. Angela Zezza e avv. Michela Cucchetti (foro di Piacenza)

MERCOLEDÌ 11 MARZO – ore 21.00

CARPANETO, Sala Bot (piazza XX Settembre, 1)
Intervengono avv. Giuseppe Coiro, avv. Christian Fiazza (foro di Piacenza) e Alessandro Molari (portavoce Comitato civico del NO)

GIOVEDÌ 12 MARZO – ore 21.00

PONTE DELL’OLIO, Sala consiliare (via Vittorio Veneto, 147)
Intervengono dott. Antonio Colonna (sostituto procuratore della Repubblica di Piacenza), dott. Antonino Fazio (giudice Tribunale di Piacenza, ANM) e avv. Angela Zezza (foro di Piacenza)
Coordina Nadia Maffini (presidente provinciale ANPI Piacenza)

VENERDÌ 13 MARZO – ore 18.00

PIACENZA, Salone Nelson Mandela (via XXIV Maggio, 18)
Intervengono Armando Spataro (ex magistrato, giurista, autore del libro Le ragioni del no) e Grazia Pradella (magistrato, Comitato “Giusto dire no”)

l referendum si terrà sabato 22 e domenica 23 marzo. E questa volta non è solo un voto sulla giustizia: è un voto sulla qualità della nostra democrazia.

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