LA PIAZZA DEL 12 DICEMBRE A PIACENZA
PIACENZA – Arrestare l’impoverimento generale della società, dovuto a salari troppo bassi a fronte dei costi che crescono e della contrazione di servizi essenziali, come la sanità. La Cgil scende in piazza nella giornata del 12 dicembre con lo sciopero generale proclamato in tutta Italia contro la legge di Bilancio e le politiche economiche del governo della destra, e anche a Piacenza ha voluto dare voce al mondo del lavoro.









LE VOCI DEL LAVORO
Anche a Piacenza la mobilitazione ha dato voce al mondo del lavoro con un presidio nella mattinata davanti alla Prefettura, in via San Giovanni. Circa duecento persone si sono raccolte attorno al palco allestito per permettere a delegati e rappresentanti sindacali di raccontare le condizioni reali di chi lavora in un territorio produttivo come quello piacentino.
Il segretario generale della CGIL di Piacenza, Ivo Bussacchini, ha definito la manovra economica del Governo «una legge che non guarda in faccia la realtà del Paese, né quella della nostra provincia, dove si lavora duro ma i salari non tengono il passo e il costo della vita divora tutto». Secondo Bussacchini, la legge di Bilancio non interviene su pensioni e precarietà e, anzi, «peggiora norme che avrebbero bisogno di essere superate».
«Se si vuole davvero guardare al futuro – ha aggiunto – bisogna partire da salari dignitosi, sicurezza, lotta alla precarietà, case accessibili e servizi pubblici all’altezza. Per questo siamo in Prefettura: il lavoro parla, e noi siamo qui ad amplificarne la voce».
Dal palco sono arrivate testimonianze dai diversi settori. Francesca Contini, delegata dell’Azienda sanitaria locale, ha denunciato il sottofinanziamento della sanità pubblica: «Non possiamo più accettare l’ipocrisia di chi ha scelto di ridurre le risorse, costringendo sempre più persone a rinunciare alle cure. È una tendenza già in atto». La manovra, ha spiegato, colpisce sanità e welfare, aggravando carenze di personale e liste d’attesa interminabili: «Così si producono nuove disuguaglianze. Siamo qui per dire che non ci faremo portare via un sistema sanitario universale e pubblico».
Sul tema dell’industria e dell’energia è intervenuto Marco Efori, segretario della Filctem CGIL, parlando di «assenza totale di una politica industriale» e di investimenti «mai arrivati». Tra le emergenze più urgenti ha indicato il costo dell’energia, che pesa sia sulle famiglie sia sulle imprese: «Trovare risorse per calmierare le bollette è fondamentale. La strada è la tassazione degli extraprofitti, anche per grandi aziende come Enel, che continuano a macinare utili senza piani di investimento chiari e strategici». Efori ha inoltre sottolineato come le multiutility debbano «fare di più per l’interesse pubblico e meno per i profitti», considerando l’impatto che gas, luce, acqua e rifiuti hanno sui bilanci familiari.
Nel corso della mattinata si sono alternate sul palco altre voci provenienti dai settori della logistica, della metalmeccanica, del pubblico impiego, dei servizi, della scuola, del socio-sanitario, dei pensionati e degli inquilini colpiti dall’emergenza casa. I lavoratori e le lavoratrici della CGIL hanno incrociato le braccia per l’intero turno di lavoro di otto ore, nel rispetto delle garanzie previste per i servizi pubblici essenziali.
A Piacenza la mobilitazione si è concentrata nel presidio sotto la Prefettura, dalle 10 alle 12: «Un momento pubblico – sottolinea il sindacato – in cui prende la parola il lavoro», per raccontare cosa significa vivere e lavorare oggi in un territorio produttivo mentre i salari reali arretrano, i servizi pubblici faticano e la manovra del Governo non offre risposte concrete alle persone.



















