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Sicurezza sul lavoro, Piacenza non svolta: 4.413 infortuni e 8 morti nel 2025. Carrà (Cgil): «La vita non è un costo d’impresa»

A due anni dalla strage nel cantiere Esselunga di via Mariti a Firenze, la memoria rischia di diventare solo rituale. Ma i numeri, anche quelli di casa nostra, raccontano che l’emergenza sicurezza sul lavoro è tutt’altro che superata.

Il 16 febbraio 2024, nel cantiere Esselunga di Firenze, cinque lavoratori morirono travolti dal crollo di una trave prefabbricata in cemento armato. Le conclusioni delle indagini hanno parlato di gravi errori di progettazione e omissioni nelle misure di sicurezza, in un contesto in cui – secondo quanto emerso – la compressione dei costi avrebbe inciso sulle scelte operative. Il cedimento della trave provocò il collasso dei solai e una strage.

«È una ferita aperta», sottolinea Bruno Carrà, responsabile del Dipartimento Salute e Sicurezza della Cgil di Piacenza. «E la memoria non può restare solo simbolica, fatta di commemorazioni pur necessarie. Serve un cambio di passo reale».

I numeri di Piacenza: nessuna svolta

Come racconta anche LavoroPiacentino.it, che da mesi tiene accesi i riflettori sui dati locali del lavoro e della sicurezza, il quadro provinciale non autorizza ottimismo.

Nel 2025, in provincia di Piacenza, si sono registrati 4.413 infortuni sul lavoro: il 5,7% del totale regionale emiliano-romagnolo. Un dato in lieve calo rispetto all’anno precedente (-1,2%), ma che non può essere letto come una svolta strutturale. Gli infortuni mortali sono stati 8, lo stesso numero del 2024.

Otto vite spezzate in un territorio che continua a essere segnato da una forte presenza di logistica, cantieri, metalmeccanica e agricoltura: settori dove il rischio è alto e dove la pressione su tempi, appalti e subappalti incide direttamente sulle condizioni di lavoro.

Patente a crediti e controlli: «Così non funziona»

La Cgil esprime un giudizio fortemente critico sulla cosiddetta “patente a crediti” per le imprese. «Non ha garantito una vera qualificazione – spiega Carrà – perché i requisiti sono autocertificati e le patenti effettivamente rilasciate sono molte meno di quelle stimate».

Nel frattempo, secondo il sindacato, si assottigliano i controlli. Il decreto semplificazioni ha introdotto l’obbligo di preavviso di dieci giorni per le ispezioni e limita i controlli successivi in caso di esito positivo. «Così si depotenzia la prevenzione», è l’accusa.

Resta inoltre irrisolto il nodo delle catene di appalti e subappalti. «Servirebbe vietare i subappalti a cascata e qualificare davvero imprese e lavoro. Ma nulla è stato fatto», sostiene la Cgil.

Giustizia lenta, famiglie sole

C’è poi il tema della giustizia. Processi lunghi, famiglie lasciate spesso sole ad affrontare iter complessi e costosi. «Serve una Procura nazionale del lavoro e il gratuito patrocinio per le vittime e i loro familiari», ribadisce Carrà.

Per la Cgil, la sicurezza non può essere materia di annunci. «La vita delle persone non è un costo d’impresa».

Cultura della sicurezza e responsabilità collettiva

A Piacenza l’impegno passa anche attraverso l’attività delle categorie e dei Rls, i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza eletti nelle aziende. «Serve una cultura della sicurezza che si affermi in tutti gli ambiti del lavoro – conclude Carrà – e un patto vero tra istituzioni e parti sociali, dentro una strategia nazionale pluriennale di prevenzione e protezione».

La memoria di Firenze, allora, non è solo ricordo. È una domanda aperta che riguarda anche il nostro territorio. E i numeri di Piacenza, oggi, dicono che la risposta non è ancora arrivata.

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