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Appalti e sanità pubblica, parte la raccolta firme per leggi di iniziative popolare. Cgil: “Il lavoro non è merce, la salute non può dipendere dal reddito”

Sala Nelson Mandela gremita, decine di categorie rappresentate, delegate e delegati arrivati da tutto il territorio provinciale, dalle fabbriche alla logistica, dai servizi pubblici alla sanità, dal commercio alla scuola, fino ai pensionati dello Spi. È partita così anche a Piacenza la campagna nazionale di raccolta firme promossa dalla Cgil insieme a un ampio fronte di associazioni e realtà della società civile per due proposte di legge di iniziativa popolare dedicate al sistema degli appalti e al rilancio della sanità pubblica.

L’“Assemblea delle Assemblee”, convocata dalla Camera del Lavoro di Piacenza, ha rappresentato non solo l’avvio operativo della raccolta firme, ma anche un momento di confronto politico e sindacale tra rappresentanti dei lavoratori di tutti i comparti su precarietà, sicurezza, diritto alla salute e qualità del welfare pubblico.

Già da sabato 16 maggio la mobilitazione entrerà nel vivo con i primi banchetti sul territorio: a Piacenza all’angolo del Pubblico Passeggio e al liceo Respighi, a Bobbio in piazzetta San Francesco e a Fiorenzuola in piazza Mercato.

Per firmare online le due proposte di legge è possibile accedere direttamente ai portali del Ministero della Giustizia:

Una partecipazione trasversale del mondo del lavoro

L’assemblea ha visto la presenza di rappresentanti sindacali e Rsu provenienti da numerosi luoghi di lavoro della provincia, a conferma di quanto i temi degli appalti e della sanità tocchino ormai trasversalmente quasi ogni settore produttivo.

Dal mondo della logistica agli appalti industriali, dalle cooperative ai servizi sociosanitari, fino ai lavoratori pubblici, il confronto ha restituito una fotografia chiara: precarizzazione, esternalizzazioni e riduzione dei servizi pubblici vengono percepiti come elementi sempre più intrecciati tra loro.

Ad aprire i lavori è stato il segretario generale della Cgil di Piacenza, Ivo Bussacchini, che ha definito le due campagne “una battaglia di civiltà” prima ancora che un semplice percorso legislativo.

“Non siamo di fronte a problemi occasionali – ha affermato Bussacchini – ma a un modello economico e sociale che produce sistematicamente precarietà, disuguaglianze e svalutazione del lavoro”.

Appalti: responsabilità lungo tutta la filiera

Uno dei punti centrali della discussione ha riguardato il sistema degli appalti, tema particolarmente sentito in una provincia come Piacenza, dove la crescita della logistica e delle esternalizzazioni ha modificato profondamente il mercato del lavoro negli ultimi anni.

La proposta di legge sostenuta dalla Cgil punta a rafforzare la responsabilità solidale delle aziende committenti, contrastare il dumping contrattuale, limitare il ricorso ai subappalti a cascata e garantire maggiore tutela su sicurezza, salari e diritti.

“Chi appalta non può lavarsi le mani di ciò che accade lungo tutta la filiera”, ha detto Bussacchini nel suo intervento. “Chiedere responsabilità solidale significa affermare che il costo della sicurezza non può essere scaricato sugli ultimi anelli della catena”.

Nel merito, la proposta mira a impedire che il sistema degli appalti venga utilizzato per abbassare il costo del lavoro, aggirare i contratti nazionali o ridurre tutele e rappresentanza sindacale. Il principio rivendicato dalla Cgil è netto: “A stesso lavoro devono corrispondere stessi diritti, stesso salario e stessa dignità”.

Un passaggio particolarmente forte della relazione ha riguardato il tema della sicurezza sul lavoro: “Dietro Brandizzo, Firenze, Casteldaccia e dietro troppe tragedie non c’è il destino – ha detto Bussacchini – ma un sistema che mette il profitto davanti alla vita delle persone”.

Sanità pubblica: “Il diritto alla cura non può dipendere dal reddito”

L’altra grande questione affrontata dall’assemblea è stata quella della sanità pubblica. Nella relazione introduttiva è stato più volte richiamato il progressivo indebolimento del Servizio sanitario nazionale, anche in Emilia-Romagna, tra liste d’attesa, carenza di personale e crescita della sanità privata.

“Quando il diritto alla salute dipende dal reddito – ha affermato Bussacchini – significa che il principio costituzionale di universalità delle cure viene messo in discussione”.

La proposta di legge di iniziativa popolare sulla sanità pubblica punta a incrementare il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, rafforzare la medicina territoriale, ridurre le liste d’attesa e investire su personale e servizi di prossimità.

Nel dibattito è tornato anche il tema del nuovo ospedale di Piacenza e del riequilibrio territoriale dei servizi sanitari. “La salute non può dipendere dal CAP di residenza – ha detto Bussacchini – e il territorio piacentino non può permettersi una sanità a due velocità”.

Particolarmente significativo il richiamo all’invecchiamento della popolazione provinciale e all’aumento dei bisogni sociosanitari nei prossimi decenni, elementi che secondo la Cgil rendono ancora più urgente il rafforzamento del sistema pubblico.

“C’è bisogno di partecipazione democratica”

Nelle conclusioni dell’assemblea, il segretario generale della Cgil di Piacenza ha definito la raccolta firme “uno strumento di partecipazione democratica e rappresentanza sociale”, sottolineando come il sindacato intenda riportare al centro del dibattito pubblico il tema dei diritti del lavoro e dell’accesso universale ai servizi.

“Milioni di persone vivono oggi una condizione di solitudine – ha concluso Bussacchini – e rappresentarle è il compito di un grande sindacato confederale”.

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