PIACENZA – C’è un dato che più di altri racconta il senso del Primo Maggio 2026: in Italia oggi un lavoratore su dieci è povero nonostante abbia un’occupazione. Non è una percezione, ma una fotografia certificata: nel 2025 il 10,2% degli occupati tra i 18 e i 64 anni vive sotto la soglia di povertà.
È da qui che bisogna partire per capire perché CGIL, CISL e UIL abbiano scelto di mettere al centro della Festa dei lavoratori il tema del lavoro dignitoso. Perché oggi il problema non è più soltanto avere un lavoro, ma che tipo di lavoro si ha, quanto è pagato, quanto è stabile, quanto permette di vivere.
Il paradosso italiano: più occupati, ma più poveri
Negli ultimi anni l’occupazione è cresciuta, ma non ha prodotto automaticamente benessere. Al contrario, si è consolidato un fenomeno sempre più evidente: quello dei cosiddetti working poor. Secondo i dati europei, il rischio di povertà lavorativa in Italia supera l’11%, tra i livelli più alti dell’Unione.
Dietro questi numeri ci sono dinamiche precise. I salari reali sono tra i più bassi dell’area euro e, caso quasi unico nei Paesi industrializzati, sono diminuiti rispetto ai livelli di vent’anni fa.
A questo si aggiungono precarietà diffusa, part time involontario e contratti a termine, che comprimono i redditi e rendono discontinua la vita lavorativa.
Non è un fenomeno marginale. Secondo elaborazioni della CGIL, oltre 6 milioni di lavoratori guadagnano meno di 15 mila euro lordi l’anno, cioè poco più di mille euro al mese, mentre quasi due terzi dei dipendenti stanno sotto i 25 mila euro annui.
In questo scenario, il lavoro smette di essere uno strumento di emancipazione e rischia di diventare un fattore di vulnerabilità.
Perché il lavoro dignitoso è una priorità sindacale
È su questa frattura che si inserisce la mobilitazione di CGIL, CISL e UIL. Il concetto di lavoro dignitoso non è uno slogan, ma una risposta a una trasformazione profonda del mercato del lavoro.
Significa salario adeguato, stabilità, diritti, sicurezza, ma anche capacità di governare le transizioni, a partire da quella tecnologica. L’intelligenza artificiale, che è al centro del tema nazionale del Primo Maggio 2026, sta già cambiando processi produttivi e organizzazione del lavoro, senza che esista ancora un sistema di regole condivise.
Il rischio, sottolineano i sindacati, è che senza contrattazione e politiche pubbliche questa trasformazione amplifichi le disuguaglianze, consolidando lavoro povero e precarietà invece di ridurli.
Per questo la risposta indicata è chiara: rafforzare la contrattazione collettiva, contrastare i contratti pirata, aumentare i salari e rimettere al centro il valore del lavoro come fondamento della coesione sociale.
Dal quadro nazionale alle piazze: cosa succede a Piacenza


È dentro questo contesto che si collocano le iniziative del Primo Maggio nel Piacentino, dove il tema del lavoro dignitoso diventa concreto e visibile.
A Piacenza la giornata si apre alle 8.30 in via Caduti sul Lavoro con l’omaggio alle vittime, un passaggio che richiama il tema della sicurezza come parte integrante della dignità del lavoro. Alle 9.30 parte il corteo da piazzale Genova, accompagnato dalla Banda Ponchielli, per arrivare in piazza Cavalli, dove dalle 10.30 si terrà l’iniziativa pubblica “Parole, musica e pensieri sul lavoro”, con la musica dei Lovin’ Mushroom e il coordinamento di Elena Caminati.

Una mobilitazione che non resta confinata al capoluogo. A Monticelli d’Ongina, con il coinvolgimento del Comune, il corteo partirà alle 9.30 da piazza Matteotti, con accompagnamento musicale e tappe dedicate alla memoria dei caduti, partigiani e sul lavoro. La mattinata si chiuderà nel giardino del Municipio con il comizio unitario affidato a Federico Ghillani, segretario generale FNP CISL Parma Piacenza.
Una sfida che riguarda il futuro del territorio
Il senso di queste iniziative va oltre la ritualità della ricorrenza. Il lavoro dignitoso non è un tema astratto, ma una questione che incide direttamente anche sul territorio piacentino, segnato da forti trasformazioni produttive, dalla logistica ai servizi, e da una crescente polarizzazione tra lavori stabili e lavori fragili.
Il Primo Maggio 2026 prova a tenere insieme questi livelli: il quadro nazionale, segnato da salari bassi e lavoro povero, e la dimensione locale, dove quelle dinamiche prendono forma concreta.
Il messaggio che arriva dalle piazze è netto: non basta lavorare per vivere. Serve un lavoro che permetta davvero di farlo.























