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Sicurezza sul lavoro, Strategia 2026-2030 del Governo. Carrà: “Responsabilità assenti”

Qui di seguito un intervento del responsabile dell’Ufficio Salute e Sicurezza della Camera del Lavoro, Bruno Carrà, sulla Strategia nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030 del Ministero del lavoro

Qui a lato, il Segretario generale della Camera del Lavoro, Ivo Bussacchini, nel corso di uno sciopero dell’aprile 2024 in cui si chiedeva di raggiungere l’obiettivo di “infortuni zero” sul lavoro.
Da allora, le persone che a Piacenza sono uscite di casa per andare a lavoro e non sono più tornate a casa sono state 14. Morti bianche che pesano su tutte e tutti

La Strategia nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030, delineata dal Ministero della Salute, responsabile formale della redazione del piano, ha visto senza dubbio uno scarso coinvolgimento — in particolare — delle organizzazioni dei lavoratori e rari momenti di confronto.

Sarebbe stato opportuno, inoltre, che tale importante documento, oltre a costituire un efficace quadro di indirizzo per tutti gli enti e le istituzioni preposte, fosse assunto come responsabilità politica dall’intero esecutivo, anche in un’ottica di avanzamento complessivo e non di disarticolazione o scarsa comunicazione fra i soggetti coinvolti, soprattutto in relazione ad atti legislativi concorrenti o contemporanei.

Ad ogni buon conto, si formulano le seguenti osservazioni di sintesi.

La prima.
La Strategia, pur apprezzabile in linea generale — perché costruita secondo un approccio integrato che punta ad anticipare i cambiamenti del mondo del lavoro, a migliorare la prevenzione e a rafforzare la capacità di risposta del sistema, in linea con gli obiettivi del Quadro strategico dell’UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2021-2027 (più volte richiesto anche dalle Organizzazioni Sindacali nelle piattaforme unitarie) — rischia, così come formulata, di tradursi in una mera elencazione di obiettivi e azioni di carattere generale.

Pur condivisibili in linea di principio, tali finalità non sono infatti declinate secondo una programmazione puntuale e dettagliata che indichi:

  • tempi di realizzazione;
  • soggetti concretamente chiamati ad attuare le azioni;
  • impegni finanziari necessari;
  • un sistema di controllo e monitoraggio delle attività realizzate e di quelle non portate a termine.

La seconda.
La Strategia, costruita e redatta in seno al Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, di cui all’articolo 5 del D. Lgs. 81/2008, avrebbe dovuto prevedere la consultazione preventiva delle Parti sociali, come disposto dalla normativa.

I principali assi strategici

1. Affrontare i cambiamenti del mondo del lavoro e migliorare la conoscenza e la resilienza organizzativa
È condivisibile la lettura dei nuovi rischi legati a innovazione tecnologica, digitalizzazione, transizione verde e invecchiamento della popolazione. Positive e apprezzabili anche le azioni indicate.

2. Potenziare l’efficacia delle tutele e diffondere la cultura della prevenzione
La qualità della prevenzione dipende però dalla presenza di personale pubblico qualificato e radicato sul territorio, nella direzione di un rafforzamento del sistema pubblico di tutela che oggi mostra evidenti difficoltà.

Si auspica pertanto che il percorso di attuazione della Strategia preveda un effettivo coinvolgimento delle istituzioni e degli stakeholder — in particolare delle Parti sociali — per rendere lo strumento non un mero adempimento formale ma una concreta modalità di impegno contro la quotidiana emergenza di infortuni e malattie professionali.

Da ultimo appare utile esprimere soddisfazione, su altro tema, per le garanzie recentemente emerse in materia di lavoro e salute in riferimento al voto del Parlamento europeo con cui si è chiesto alla Corte di giustizia dell’Unione la verifica della compatibilità dell’accordo commerciale tra UE e Mercosur con i Trattati.

Si tratta di una buona notizia: l’apertura al più grande mercato di libero scambio del pianeta senza adeguate garanzie sugli standard del lavoro e sulla qualità dei prodotti — come richiesto anche dalla Confederazione Europea dei Sindacati (CES) — sarebbe stata inaccettabile oltre che incomprensibile.

La CGIL continuerà a vigilare sui prossimi passaggi di questo iter giudiziario, nella convinzione che non si possano far ricadere su lavoratori, cittadini e consumatori gli effetti negativi di scelte strategiche prive di adeguate tutele.

Il Responsabile Ufficio Salute e Sicurezza
della CGIL di Piacenza
Bruno Carrà

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