PIACENZA – La contrattazione sociale vale come un contratto nazionale di lavoro.
Solo che qui non si decidono minimi tabellari o livelli di inquadramento: si decidono posti negli asili nido, addizionali Irpef comunali, servizi domiciliari, trasporti nelle aree interne. In altre parole, pezzi molto concreti della vita quotidiana delle persone.
È un ambito troppo spesso sottovalutato quello che vede sedersi allo stesso tavolo rappresentanti del mondo del lavoro e dei pensionati con gli enti locali e il sistema sociosanitario. Eppure è proprio qui che si misura la qualità reale di un territorio: nella capacità di trasformare i bilanci pubblici in diritti.
Una piattaforma comune per tutti i Comuni
Da qui parte la piattaforma che Cgil, Cisl e Uil invieranno a tutte le amministrazioni del Piacentino. L’obiettivo è aprire tavoli di confronto sulla formazione dei bilanci comunali, cioè sul cuore delle politiche pubbliche locali.
«Il 97% del gettito fiscale arriva da lavoratori dipendenti e pensionati. L’evasione fiscale è il cancro di questo Paese» ha detto il segretario generale Cgil Piacenza Ivo Bussacchini chiudendo la presentazione.
Accanto a lui i segretari provinciali Michele Vaghini (Cisl) e Francesco Bighi (Uil), insieme ai rappresentanti dei pensionati Claudio Malacalza (Spi), Aldo Baldini (Fnp) e Pasquale Negro (Uilp).
Una rappresentanza che complessivamente parla a circa 65mila lavoratori e pensionati della provincia.
Il messaggio è chiaro: non rivendicare spazi simbolici ma partecipare alla definizione delle scelte pubbliche, in una fase in cui i bilanci comunali sono sempre più stretti e le domande sociali sempre più ampie.
Fisco locale e lotta all’evasione
Con poche risorse disponibili, la prima leva indicata dai sindacati è l’equità fiscale.
Negli ultimi anni il Comune di Piacenza ha recuperato circa 4 milioni di evasione destinandoli al sociale. Per le organizzazioni sindacali quella deve diventare la normalità.
Altro punto: l’addizionale Irpef comunale.
Oggi in molti Comuni del territorio si applica ancora un’aliquota unica.
La proposta è netta: più progressività fiscale — chi ha di più contribuisca di più.
Il ragionamento è anche politico oltre che tecnico: mentre solo una minima quota di contribuenti dichiara redditi molto elevati, la gran parte del finanziamento pubblico continua a poggiare su salari e pensioni.
Giovani, anziani, fragilità: il welfare come infrastruttura
Il denominatore comune della piattaforma è uno: equità sociale.
Per i giovani significa:
- rafforzamento dei servizi educativi
- monitoraggio del disagio psicologico
- attenzione al fenomeno Neet
Per anziani e persone con disabilità:
- aumento delle risorse per l’assistenza domiciliare
- equipe territoriali di prossimità
- presa in carico più rapida
- mappatura degli over 65 soli e dei caregiver familiari
«Molte persone rinunciano a curarsi per difficoltà di accesso ai servizi» ha sottolineato Vaghini, collegando il tema anche all’inverno demografico che attraversa il territorio.
Aree interne, sanità e trasporti
Un altro capitolo riguarda le zone periferiche e montane.
Qui la contrattazione sociale diventa anche politica territoriale:
- tavolo permanente sulle aree interne
- rafforzamento dei servizi sanitari di prossimità
- trasporto pubblico e servizi a chiamata
- azioni contro lo spopolamento
L’idea di fondo è che senza servizi non esiste diritto a restare.
Il ruolo delle partecipate e del territorio
Nella visione sindacale anche le aziende partecipate devono diventare protagoniste del welfare locale, non semplici gestori di servizi. E, sul sostegno alle famiglie fragili, viene valutato positivamente il coinvolgimento delle associazioni dei consumatori nella definizione delle agevolazioni.
Più welfare come politica industriale
Il mantra finale è semplice: più welfare.
Non come spesa residuale ma come infrastruttura economica del territorio.
La contrattazione sociale, in questo senso, è molto più simile a un contratto nazionale di quanto sembri: stabilisce le condizioni materiali dentro cui si muovono lavoro, imprese e comunità.
Solo che il suo luogo non è la fabbrica.
Sono i territori, la città, le aree interne.





















